LA REPLICA DELLE OOSS:
I NUMERI DEL PIAO SMENTISCONO LE CRITICHE DELL’ANM E DI CGIL.
QUASI 500 MILIONI DI INVESTIMENTI SULLE ASSUNZIONI
Continuano a giungere, sempre dalle stesse fonti, alcune critiche ai recenti e significativi risultati sindacali conseguiti presso il Ministero della Giustizia — critiche il cui unico effetto concreto è alimentare, in chi ci crede o ci vuole credere ad ogni costo, un clima artificioso e quasi surreale di incertezza e malcontento. Critiche però che si scontrano con l’evidenza dei fatti e degli obiettivi raggiunti, e che cadono come frutti appassiti.
L’Anm in un comunicato post riunione delle OOSS firmatarie con il Ministro, avvenuto il 17 giugno u.s., parla di tagli di 130 milioni di euro al sistema giustizia, affermando che “ora nessun intervento concreto può venire realizzato per colmare i vastissimi vuoti di organico per il personale amministrativo”.
Osservazioni totalmente prive di fondamento, visto che in questi mesi, addirittura anni, mentre alcune forze sindacali parlavano e scrivevano solo comunicati, chi sedeva ai tavoli ha costruito con l’Amministrazione un percorso fatto di rimodulazione degli organici e di investimenti per le assunzioni e stabilizzazioni nel Dog per un controvalore finanziario di 487.782.596 euro, di cui 300.039.358 euro per la stabilizzazione di funzionari (6919 aupp, 712 tecnici amministrazione, 183 tecnici vari), e 48.981.115 euro per la stabilizzazione di assistenti (operatori data entry e assistenti tecnici vari), a cui si aggiungono 2600 assistenti , 100 geometri, 207 autisti, 390 operatori, 136 funzionari tecnici informatici e statistici, 370 Unep. Per la stabilizzazione dei lavoratori assunti a tempo determinato Aupp, la spesa è di 266.000.000, che rappresenta più della metà del budget investito. Altro che “nessun intervento concreto per colmare i vuoti di organico”. Dopo 40 anni, l’amministrazione su nostro impulso ha realizzato un piano assunzionale e di stabilizzazione di personale precario di proporzioni bibliche, che rimarrà nella storia dei successi sindacali più rilevanti degli ultimi decenni e di quelli futuri.
All’Anm si aggiunge la Cgil che arriva ad affermare che “l’Amministrazione, insieme alle organizzazioni sindacali firmatarie, ha scelto l’immobilismo”. Forse l’immobilismo è la condizione necessaria di chi è fuori dalle relazioni sindacali e nulla ha fatto di concreto su fogli, prospetti, confronti serrati, scelte concrete per arrivare a risultati effettivi che stanno cambiando la vita per sempre a migliaia di colleghi, dando loro stabilità e certezza di un percorso di lavoro e di uno stabile progetto di vita. Per la stabilizzazione di quasi tutti i precari abbiamo dato fondo a tutte le facoltà assunzionali. Chi oggi protesta è lo stesso che ha visto un governo amico creare migliaia di posti di lavoro precari e nulla è cambiato fino all’intervento di queste OOSS con l’Amministrazione. E’ facile passare anni a promettere, poi però ad aver risolto un problema gigantesco -sia umano che finanziario- sono stati altri.
Chi critica, arrivando anche a dire molte, troppe, cose inesatte, nel vedere gli effetti reali di questo lavoro, forse farebbe meglio a ringraziare, perché questo lavoro -fatto da chi giornalmente ha lavorato ai tavoli con l’Amministrazione e non è stato certo a parlare alle nuvole – sta dando stabilità al personale e prospettive operative di efficienza al Ministero.
Aggiungiamo che visto il grande interesse in questi anni mostrato dall’Anm sull’avere a disposizione questa forma organizzativa interna chiamata Ufficio per il processo, ci sorge la grande domanda di dove era negli ultimi 40 anni, quando il personale giudiziario, gravato da picchi di carenze organiche che superavano anche il 50% del personale, lavorava in condizioni di lavoro quotidiane devastanti? Non abbiamo ricevuto in 40 anni né aiuti, né supporti, né reclami per le condizioni disumane di lavoro che hanno portato il sistema giustizia allo sfascio.
Chi poi ha il buon costume di leggere i documenti, capirebbe che negli accordi sull’ordinamento professionale del Dog che queste sigle in 3 anni hanno negoziato duramente e sottoscritto -peraltro legando politicamente ad essi anche la soluzione di altre questioni, quali la stabilizzazione del personale e l’aumento delle risorse del Frd- l’ufficio per il processo è citato e ben presente, tanto che queste sigle hanno negoziato l’esistenza di una famiglia professionale specifica che contempla anche coloro che vi saranno addetti, sulla base della propria professionalità e delle proprie competenze.
Non possiamo infine dimenticare l’invasione di campo inaccettabile attuata da qualche “mano astuta” con il D.L. n. 100/26, attraverso cui si è cercato di regolamentare il rapporto di lavoro di parte del personale giudiziario mentre il D. Lgs. 165/01 afferma che questo è un compito riservato alla contrattazione collettiva realizzata dalle rappresentanze dei lavoratori con il datore di lavoro, e non dal Governo, non dal Parlamento e neanche dalla Magistratura. Chi ha scritto quella norma nel Decreto, ha violato la Legge e ha provato a comprimere l’attività dei
rappresentanti dei lavoratori del Ministero. E se questo principio fosse passato oggi al Ministero della Giustizia, domani qualcun altro lo avrebbe preteso per tutte le altre Amministrazioni pubbliche. E questo è antidemocratico. Per il sindacato questo è inaccettabile.
Su tale vicenda spicca la posizione del Vice Ministro alla Giustizia Sisto, che è stata contraddittoria -prima di critica verso i dubbi dell’Anm su un accordo sindacale, per poi divenire sponsor ufficiale del DL n. 100/26- e poi addirittura incomprensibile, tanta è la distanza tra il perimetro legale di competenze disegnato dal D. Lgs 165/01 e l’indebita ingerenza del D.L. n.100/26.
Tanto più netta emerge, per contrasto, la posizione del Guardasigilli, Ministro Nordio, che ha rassicurato le scriventi OOS garantendo il proprio impegno politico col peso del Suo ruolo, per la difesa del contratto sull’ordinamento professionale che Lui stesso ha firmato con le scriventi organizzazioni sindacali: il rispetto dell’Accordo sarà fatto valere in sede parlamentare, durante la conversione del decreto, con l’eliminazione dell’ingerenza normativa su una disciplina che è e deve restare contrattuale.
Le norme pattizie — legittimate da legge dello Stato — non possono essere gettate al vento, né dall’ANM, né da qualche OS che poi si richiama in modo incoerente alla Costituzione. Noi le regole e la Costituzione le difendiamo davvero, come difendiamo il personale da ingerenze di terzi: per questo confidiamo che il Ministro difenda in Parlamento l’accordo che ha sottoscritto e conseguentemente che il Parlamento corregga il Decreto in sede di conversione.
